Le statistiche CERVATTO VALSESIA mt.1022

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La Storia
L'uomo insostituibile

Il Sacerdote, uomo di Dio tra gli uomini, abitante in mezzo alla sua gente, è desiderato, è sovvenzionato, è ritenuto l'uomo più necessario del paese.

Cervatto si sentì"paese", quando poté avere un parroco proprio, per il quale ottenne dal Vescovo perfino il titolo altisonante di Arciprete. Il primo fu il fobellese Don Giov. Battísta Guglielmada, che

restò a Cervatto per trent'anni. Il quinto fu un altro fobellese il Teol. Cav. Don Giacomo RizzettI (1816-1901): egli attuò belle opere in chiesa (es. l'altare di marmo), propugnò abbellimenti del paese, comodità ed attrattive. Dopo di lui seguì il Teol. Luigi Tagliacarne, che divenne notissimo in diocesi e fuori per la sua valentia oratoria.

Per la stessa virtù della parola è salito a notorietà anche il cervattese Mons. Pietro Marazza (predicò un centinaio di Missioni al Popolo): fu per oltre vent'anni Arciprete e Vicario Foraneo di Cameri.

A Cameri egli fu l'organizzatore ed il responsabile in capo dell’iniziativa del sollevamento dell'acqua del Canale Cavour per l'irrigazione delle terre cameresi, allora non ancora beneficiate dal passaggio del Canale Elena.

A Cervatto, in unione di volontà con le Sorelle, fece ingrandire la casa paterna donandola poi alle opere giovanili della Parrocchia di Cameri.

Il Sacerdote, in senso morale, è un po' come la Croce del suo campanile, il"parafulmine"... E' perlomeno il grande consolatore dei tribolati, nelle giornate della sventura.

Anche la storia di Cervatto registra incendi, anni di epidemie e di carestie. Il registro dei Morti, per l'anno 1750, ne elenca 23 morti, fra i quali un diciassettenne"rupe prolapsus".

Si ricorda un caso, che fece supporre il miracolo. Il 28 marzo 1863, la turba pia tornava, verso mezzogiorno, dalla Messa della solennità di Pasqua: il gruppetto della frazione Taponaccio d'un tratto fu investito da una valanga. Una donna, Gallizia Teresa, se l'era cavata subito da se e si era data affannosamente a liberare le altre compagne sepolte. Ma ecco, un'altra franata di neve travolse proprio lei e la rotolò fin giù al torrente Cervo. Avrebbe così perso la vita lei, la coraggiosa salvatrice della vita altrui?... Fortunatamente il pronto soccorso degli uomini la ritrovò viva dalla bara nivale.

Inserisco qui la cronaca nera d'una giornata imprecisata del novembre 1573. Il Prof. Don Erminio Ragozza, parlando dell'Ossola, la chiama"l'alba insanguinata di Cervatto".

Verso la metà del '500, si guerreggiavano due correnti, dominanti l'una (gli Albasini) la Valle Anzasca e l'altra (gli Albertazzi) la Bassa Ossola, che aveva per centro Vogogna. Gli Albasini di su avevano fatto una irruzione a castigo degli Albertazzi di giù: questo nel 1565. Siccome i capi degli Albasini, temevano la rappresaglia si erano rifugiati (attraverso Baranca) a Cervatto. Gli avversari, attraverso la Cremosina, s'apprestavano a raggiungere il nucleo nemico nel suo nascondiglio cervattese.

A Valduggia, presero a soldo alcuni uomini ed altri ancora ne presero a Fobello: raggiunsero Cervatto nottetempo, si gettarono sulla preda e consumarono nel sangue la meditata vendetta. Tempi così,... fazioni inferocite così.

Se quel brutto passato remoto si rinnova un poco anche oggi, vuol dire che la sete del sangue, nella discendenza di Caino, non è spenta. Ma a Cervatto nessuno era nel 1573, e nessuno è neppure ora, di quella genia. Anzi, non avremo mai finito di... lodare quella brava gente del simpatico paesello, in parte schierato sul suo balconcino morenico, un avamposto, per la buona accoglienza dei turisti.

 

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