Le statistiche CERVATTO VALSESIA mt.1022

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di Caterina Gromis di Trana
da "PIEMONTE PARCHI"

Forse il puncetto, tanto caro alla tradizione di una delle nostre più remote -valli,-arriva dai Mori. È strano che fra i ricordi di un'antica invasione devastatrice sia rimasto un merletto gentile, eppure non per nulla il puncetto si chiama anche "punto saraceno", nome che evoca, insieme alla cima Pizzo del Moro, al passo del Monte Moro e a tanti altri toponimi e indizi, la presenza dei saraceni in Valsesia. In questa valle perduta nell'isolamento, tra curve strette, gole e rocce. scoscese, sono sorti piccoli paesi che restano nella memoria come luoghi alla fine del mondo. Lassù gli inverni sono lunghi e desolati anche oggi, ma chissà cosa dovevano essere ai tempi di prima della TV, delle automobili e dei telefonini. I valsesiani sono gente di ingegno e di carattere: gli uomini un tempo emigravano alla ricerca di fortuna e al paese rimanevano le mogli, le figlie e le madri, a mietere il fieno e a ba dare agli armenti, alla casa e ai bambini. Donne coraggiose, lavoravano sodo senza dimenticare la maniera di stare allegre: i costumi della cupa Valsesia, forse per. inconscia sfida al clima deprimerete, sono tra i più belli, colorati e ricchi di tutte le valli I alpine. Protagonista è il puncetto, che adorna grembiuli e camicie, un ricamo di motivi decorativi geometrici, leggeri come, una filigrana, precisi come i cristalli di neve visti attraverso la lente. Si chiama anche "punto avorio", perché, in origine, si usava il filo di canapa che non è bianco e perché dell'avorio imita l'intaglio, e "punto alpino" in omaggio ai luoghi in cui è conosciuto e amato. Lincanto dei luoghi ha insegnato alla gente della valle a osservare le piccole meraviglie del sottobosco spoglio delle faggete: la poesia delle ragnatele incipriate di rugiada, illuminate dal primo' sole, ha ispirato alle puncettaie il nome di "ragno" per l'esile trama dei ponti che si collegano a raggera nel ricamo, a imitazione di una tela. Il puncetto prende corpo punto dopo punto, al di fuori di qualsiasi schema legato al tempo. La lenta e ritmata progressione di piccoli nodi scorsoi sovrapposti e alternati sembra una cantilena, una ninna nanna, una dì quelle canzoni di montagna che tengono compagnia. Il lavoro, eseguito completamente a mano con il solo uso dell'ago, accompagna il monotono susseguirsi dei giorni, costruendo un disegno concepito per creare il primo ed essenziale motivo, che poi si ripete e si ripete. Mentre procede la composizione intervengono disegni complementari e opposti, scelti con perizia nel rispetto dei vuoti e dei pieni, che devono svilupparsi in armonia come una sinfonia musicale, senza dissonanze.

Le origini del puncetto sono avvolte dal mistero del non scritto, con una prima testimonianza del XVII secolo, nell'elenco delle cose più preziose che costituirono la dote di una principessa sabauda sposa: "... Un robone d'ormesino vellutato, guarnito con tre vie di passamano d'oro e d'argento, con le sue guardie di ternette (trinette) e punsetti (puncetti)".

Intorno al 1615 il pittore Antonio d'Enrico, detto Tanzio da Varallo, confermò l'esistenza del puncetto all'inizio dì quel secolo creandone un'esatta riproduzione. Doveva per forza avere sotto gli occhi il modello per poterlo ripetere numerose volte nei suoi dipinti: non gli sarebbe bastato il ricordo visivo, perché il disegno geometrico di quel ricamo è troppo complicato per essere affidato alla sola mèmprìa. Nella Crocefissione del Sacro monte di;Varallo,.opera di Gaudenzio Ferrari (1520-23), una madre e una bambina indossano il costume valsesiano di allora: camicia bianca e veste scura. In queste camicie, semplicemente arricciate intorno al collo, non c'è traccia di merletto. La camicia dei costume a quel tempo doveva essere semplice, priva di ornamenti. La prima comparsa ufficiale ciel puncetto si trova in un affresco della prima metà del Settecento, che raffigura la Beata Panacea, nativa di Quarona, con la camicia ornata nella scollatura di quel pizzo inconfondibile. Con i soggiorni in Valsesia di Margherita di Savoia il puncetto fu introdotto a corte grazie alla marchesa d'Adda, nobildonna varallese. Verso la fine dell'Ottocento alcune esposizioni lo fecero conoscere nelle. altre regioni italiane. È del 1911 l'evento più importante, la Mostra di etnografia italiana a Roma. Qui i materiali raccolti, confluiti poi nel .Museo nazionale delle Arti e Tradizioni popolari inaugurato nel 1956 all'EUR, furono ripresi e utilizzati in pubblicazioni italiane e straniere che portarono l'arte del puncetto all'onor del mondo. Siamo ai giorni nostri: la più brava puncettaia del mondo abita a Fobello, in Val Mastallone. Si chiama Mariuccia Giacobino (nella foto) ed è valsesiana fino al midollo. Ha 86 anni e-la sua lunga vita operosa è uno dei più bei regali ricevuti in sorte dalla sua valle. Vive da sempre in una bella casa tra i prati della Piana di Roj, circondata da quel profumo che non c'è altrove e che tutti possono sentire, ma per riconoscerlo dai profumi di altre montagne devono averlo respirato fin da bambini. E un odore di erba bagnata, di timo, rododendri, foglie secche, fumo, pioggia, pane fatto in casa, nostalgie infantili e chissà cos'altro. Mariuccia mescola con l'inconfondibile "r" del suo dialetto un carattere indomito, una volontà d'acciaio, uno spirito . straordinario e tutta l'arte del ricamo tramandata dalle antenate. È impettita e imperturbabile davanti a tutto e a tutti: solo un guizzo negli occhi lascia di tanto in tanto intravedere l'allegria del cuore. È depositaria del sapere nel suo paesello: ricamando i più bei puncetti dell'ultimo secolo, ha vissuto frammenti di moltissime storie. Un'estate di alcuni anni fa è stato improvvisato un coro per le feste sacre del paese. Mariuccia, convinta a fatica a farne parte, durante le prove lanciava occhiate feroci e polemizzava o parlava d'altro; però quando si è provato il Kyrie le è scappato di canticchiare a mezza voce: forte e sicura, una voce limpida da ragazzina ridente. Mariuccia canta e ricama, parlando in questo dialetto che sa un po' di piemontese, un po' di lombardo e tanto di faggi, di rumore di torrente, di timo, di mirtilli, di Fobello. Persuasa a partecipare al coro, quell'estate si esercitava in casa cantando a squarciagola, "Vieni Spirito Santo, manda a noi dal cielo i tuoi Santi doni... per far andar su la voce", come diceva lei. E la voce saliva con la stessa armonia limpida ed esperta dei suoi puncetti impeccabili, ricami preziosi che possono dare senso a tutta una vita. Vita canto e ricamo di cui Mariuccia è indiscussa e riconosciuta maestra.

Per saperne di più:

Ilaria Naretto, Il vestiario femminile in: Val Mastallone. Studio onomasiologíco ed etnografico, corso di laurea in: Lettere Moderne, Università degli Studi di Torino, anno,' accademico 1997/98.

Fobello: "Mostra del Puncetto". Aperta nel. mese di agosto;

la domenica pomeriggio dalle 15 alle 18, altrimenti su appuntamento, tel. 0163 55124, 0163 55901, 0163 55135

 

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